Le ultime pellicole attualmente in commercio, dispongono di una latitudine di posa molto estesa e permettono di ottenere grandi risultati anche in presenza di gravi errori di esposizione.
La latitudine di posa (cit. wikipedia) misura la capacità di registrare sfumature che vanno dallo scuro al chiaro. Maggiore è la latitudine di posa, più grande è la capacità di registrare neri più neri e chiari più chiari.
La latitudine di posa diminuisce al diminuire della sensibilità della pellicola (vale a dire la quantità di luce che deve ricevere per fornire un determinato annerimento).
f. Il contrasto e la latitudine di posa
Una pellicola di media sensibilità racconta il mondo con 5-6 stop se diapositiva, ed in 6-7 se negativa b&n: ciò significa che rispetto al grigio medio, inteso come valore centrale di esposizione, gli oggetti che riflettono 2,5 – 3 stop in più finiranno per risultare bianchi (nessun particolare), mentre quelli che ne riflettono 2,5 – 3 in meno risulteranno neri (nessun particolare).
Questo intervallo è la latitudine di posa di una pellicola, ed è tanto più stretto quanto minore è la sensibilità della pellicola, quindi l’esposizione deve essere molto accurata con le diapositive e comunque con tutte le pellicole a bassa sensibilità. L’essere umano distingue intervalli maggiori anche perché il diametro della pupilla varia in relazione al punto su cui è posta l’attenzione.
In termini cromatici le pellicole a bassa sensibilità forniscono colori più densi, più saturi ed anche un contrasto generale maggiore di quelle con sensibilità alta.
Il contrasto è legato anche ad altre variabili: prima di tutto dipende dall’illuminazione: la luce fornita da un cielo nuvoloso è morbida ed in genere le scene presentano uno scarto di 3 – 4 diaframmi tra valore massimo e minimo; la luce del sole di luglio a mezzogiorno produce bianchi brillanti ed ombre profonde con scarti fra brillanza massima e minima che possono arrivare fino ad 8 – 9 stop ed oltre. Ovviamente dipende anche dalla superficie degli oggetti.
La fotocamere digitali, hanno una minore capacità di rendere contemporaneamente toni molto scuri e toni molto chiari. Se ad esempio ci troviamo a fotografare (a colori) un cielo abbastanza luminoso in presenza di un soggetto meno illuminato, per esporre correttamente il soggetto scuro saremo costretti a sopportare un cielo bianchiccio. E viceversa per avere un bel cielo azzurro dovremo accontentarci di un soggetto quasi nero.

Per evitare questi rischi si possono usare dei filtri digradanti che fanno diminuire il contrasto (colore) chiaro scuro e permettono quindi di avere un bel cielo ed un soggetto correttamente esposto. Un’altra tecnica usata in fotografia digitale, chiamata HDR (High Dynamic Range), prevede almeno due esposizioni: una per il soggetto molto luminoso ed una per il soggetto più scuro. Manipolando in poi post-produzione gli scatti si ottiene una foto correttamente esposta. E qui ho trovato un bel documento, prelevabile da questo sito.
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